venerdì 4 dicembre 2009

Social Media Marketing: senza competenze non si va da nessuna parte (No Skills no Party Blues)

Prendo spunto dall’interessante articolo di David Lux sull’esperienza americana di Ford sui social media per la promozione della Fiesta.

Scrive David: “..Ford has embraced social networking rather than taking a traditional marketing approach to drive buzz. Without breaking the bank or burning through massive media budgets, Ford was able to promote the Fiesta nameplate, gain traction with consumers, and get people to connect with the Fiesta in an all-new way. Best of all, the excitement continued to brew months before the Fiesta had even been unveiled.”

Ford ha avuto in questa circostanza il coraggio e la necessaria convinzione per puntare con decisione e coerenza su una campagna di social media marketing articolata su YouTube, Flickr, Twitter, e Facebook. 

L’attività di Ford si è incentrata sull’iniziativa Fiesta Movement:  “..The Fiesta Movement promotes the small car through 100 “socially connected trendsetters” referred to as agents that have been driving Euro-spec Fiestas and taking part in monthly themed “missions” such as volunteerism, adventure, and style and design. Each of these agents discusses their missions and their experience with the Fiesta through social media”

Attraverso questa strategia coordinata Ford ha generato 6 milioni di views su You Tube, 740.000 su Flickr, e più di 3,7 milioni su Twitter. E 80.000 clienti hanno già alzato la mano per prenotare una Fiesta.

Secondo  Scott Monty, Director of Social Media in Ford, …”Social media is “common sense” , but he also notes it’s important to listen – perhaps more so than talk. Opening up a Twitter account is so easy that car dealers often yield to the temptation to tweet inventory or specials, which honestly is a quick way to lose followers. Regarding the tendency to sell on Twitter, Monty says, “Just because you can, doesn’t mean you should.” It’s a valuable lesson that more dealers are realizing.”

Insomma, quel che occorre sono una reale valutazione delle potenzialità dei social media in rapporto al proprio target, e un approccio che comprenda sino in fondo caratteristiche e dinamiche, senza commettere il grossolano errore di trattarli ne’ più ne’ meno come dei media tradizionali. Mi pare che spesso le aziende si affaccino sui social  media in modo quasi “forzato”, come se semplicemente non se ne potesse fare più a meno, ma non si tratti di scelte fatte con la dovuta convinzione e senza sforzarsi di comprenderne la natura, così diversa dagli strumenti del marketing tradizionale. Anche gli strumenti di valutazione dei risultati sono ovviamente diversi, e questo è un altro aspetto che va chiarito in fase progettuale.

Conclude David. “There are plenty of creative opportunities that are possible with social media. Looking at the success of the Fiesta Movement, one important lesson to learn is that listening and being active in conversation is crucial. Sure this may sound intuitive, but all too often car dealers and even Fortune 500 companies are too focused on controlling conversation. By giving up of little bit of control, you may be able to gain a little trust too.”

mercoledì 25 novembre 2009

Guardarsi dentro… ma sarebbe meglio fuori. (Insight Communication Blues)

duke_hiSuccede.

Alla fine succede sempre. Anche con i migliori clienti.

Succede che in azienda accade qualcosa che viene percepito internamente come un fatto importante, significativo. Qualcosa per cui il marketer aziendale (o chi per lui) va in fibrillazione e  si convince che questo fatto costituisca un “contenuto” assolutamente rilevante per il mondo esterno, che è assolutamente necessario trasferire al di fuori dell’azienda.

Si opera in sostanza una traslazione del valore della notizia da interno a esterno, e si crea attorno ad essa una (pericolosa) aspettativa in termini di attenzione dei media e dei relativi risultati di copertura.

Questa aspettativa si traduce poi in uno sforzo richiesto all’agenzia di PR per produrre quei risultati che in realtà non era lecito attendersi.

Sono evidenti gli svantaggi derivanti da questo genere di situazioni:

  • i consulenti di comunicazione (o chi per essi) investono tempo, energie e risorse verso un obbiettivo scorretto
  • si crea un inutile e in realtà ingiustificato senso di frustrazione per i risultati ottenuti (che non possono che essere scarsi)
  • si sottopongono i giornalisti coinvolti ad un inutile ed esasperante lavoro di sollecitazione per ottenere il famigerato “articolo”, ingenerando quindi fastidio e antipatia verso l’azienda e verso l’agenzia, mettendo inutilmente a rischio la qualità dei rapporti con i giornalisti stessi. 
  • si perdono di vista altri stakeholders (diversi dai media, ad esempio dipendenti o fornitori), sui quali sarebbe invece stato utile concentrarsi.

Mi rendo conto che chi vive intensamente al vita aziendale possa facilmente cadere in equivoci di questo genere, ed è importante che il consulente esterno abbia il coraggio di chiarire da subito cosa sta accadendo: è un servizio che rende al cliente e a se’ stesso, anche se non è sempre facile ne’ piacevole  “smorzare ” gli entusiasmi.

Technorati Tag: ,,

mercoledì 21 ottobre 2009

Unpacking ... (Unpacking 2.0 Blues)

Ieri pomeriggio ho partecipato (sia in veste di blogger che di attore coinvolto in una delle inziative legate all'evento) a Unpacking SMAU, una inusuale introduzione/presentazione a SMAU dedicata alla blogosfera, dove nell'ambito del concitato clima di allestimento del giorno prima dell'apertura, SMAU ha voluto sperimentare ( a mio modo di vedere con successo) un contatto diverso e specifico con i blogger italiani.

Nel corso dell'incontro sono stati presentati i risultati di una survey esplorativa circa l'effettivo utilizzo dei tool "web 2.0" da parte delle aziende IT italiane. Un lavoro che offre parecchi spunti di lettura alle aziende e agli operatori della comunicazione.

La survey, promossa per SMAU da 1000Ottani, è stata condotta attraverso il sito Surveye.info, a cura di Quorum PR ( la mia agenzia)

Per vederla (in formato PDF) potete cliccare qui

In ogni caso ecco una breve sintesi praparata da Matteo Ranzi di 1000Ottani

"L’indagine svolta ha visto la partecipazione di 98 aziende, principalmente Vendor, eterogenee per dimensione, tipologia merceologica specifica e segmenti di mercato di riferimento. Il 96% dei partecipanti appartiene ai reparti Direzione generale, Direzione Marketing e Direzione vendite.

Dai risultati ottenuti dalla presente indagine risulta un rapporto tra Player dell’Information Technology e Web 2.0 in fase di evoluzione verso un nuovo scenario.
La conoscenza generale del fenomeno risulta considerevole: più del 90% dichiara infatti di conoscere Blog, Social Network, Web Video e Forum.
La presenza del Web 2.0 appare superiore nella vita privata che nelle strategie delle aziende. L’89% dei rispondenti frequenta infatti personalmente ambiti di Social Networking, mentre le imprese che utilizzano in generale i nuovi strumenti sono il 52% del panel analizzato.
In azienda al momento prevalgono Web Video, Forum e Social Networking.
Il 72% dei Player che frequenta attivamente ambiti web 2.0 lo fa da meno di un anno. Il 74% delle aziende che non lo fa intende attivarsi in futuro prevalentemente con soluzioni sviluppate internamente. Gli investimenti marketing nei prossimi anni verranno indirizzati verso il web 2.0, per il 79% dei partecipanti.

In conclusione si può affermare che all’iniziale perplessità di Manager ed aziende verso la novità del Web 2.0 riscontrate negli anni scorsi, siamo in presenza di una fase di incremento di conoscenza ed interesse che porterà entro breve ad una adozione massiva di nuovi strumenti. Si tratta di una evoluzione epocale che modificherà il modo di fare marketing e di rapportarsi con il pubblico di riferimento anche nel settore I.T."

Meditiamo gente, meditiamo....

P.s: fate una ricerca su twitter con "Unpacking smau", interessante...

sabato 26 settembre 2009

Contenuti, sempre, fortissimamente contenuti.. (Content the King Blues)


Beh, adesso che anche il signor Guy Kawasaki lo ribadisce, assieme a Dawn Foster ci credete o no ?

...Here take on it is, "...writing compelling, interesting blog content that people will want to talk about and link to will get you around 95 percent of the way to good search engine rankings." ...

Leggi anche:
I contenuti, questi sconosciuti...

martedì 15 settembre 2009

Back from holiday… (Hard Return Blues)

Vabbè, lo ammetto sono rientrato, insolitamente tardi, ma sono rientrato.

Avendo ancora negli occhi il verde della bassa Baviera e il sole dell’Elba, lo schermo del computer risulta ancora un po’ sfuocato…  abbiate pazienza, mi sto riabituando…

A presto…

venerdì 24 luglio 2009

Chiusura estiva… (Summer Blues)

In realtà questo blog è di fatto in ferie già da un po’ ( i più acuti tra voi lo avranno notato…).

stanchezza Spero che la pausa mi aiuti a ricaricare un po’ le batterie (giunte quest’anno quasi a zero già a Giugno)

Le energie rimaste mi consentono ancora qualche colpo di Twitter, ma non di più.

A Settembre ! Buone vacanze a tutti  i 6 o 7 lettori di questo blog ! ;-)

martedì 30 giugno 2009

I contenuti, questi sconosciuti (Content Marketing Blues)

Vorrei oggi proporVi una rapida ma salutare riflessione sul tema dei “contenuti” , ovvero su quella cosa che dovrebbe spingere il vostro amato e mai abbastanza conosciuto  “target”   a visitare ( e tornare a visitare) i vostri siti, blog, portali, wiki o qualsivoglia presenza online di tipo continuativo.

Trovo interessante e ricco di spunti il decalogo proposto ad Kat French su Social Media Explorer. 

10-comandamenti I “comandamenti” proposti ad Kat sono i seguenti:

1. Rendi i contenuti facili da condividere.

2. “Contenuto” non significa solo “testo”: se disponibili, audio, video, podcast e immagini devono arricchire la tua offerta.

3. Non usare il termine “virale” per definire i tuoi contenuti: se i contenuti hanno valore si diffonderanno in modo automatico senza bisogno di etichettarli.

4. Non definirai il tuo programma di contenuti come una “campagna” : il content marketing implica una visione di lungo termine e si pone obbiettivi di lungo termine. La relazione che si crea attraverso i contenuti non ha una scadenza.

5. Disegna un calendario editoriale: progetta i temi e una linea di pubblicazione.

6. Chiarisci ruoli e responsabilità del progetto.

7. Attenzione agli eventuali aspetti legali ( e, aggiungerei, di netiquette circa citazioni e spunti presi online)

8. Considera ulteriori ambienti di diffusione o ripubblicazione dei contenuti, come Facebook e Twitter, ma occhio ad adattarli convenientemente ai canali specifici.

9. Non lasciare che i contenuti del tuo sito invecchino.

10.  Ricordati di “premiare” chi diffonde positivamente i tuoi contenuti: riconosci il suo impegno. Le modalità possono essere diverse e devono essere valutate caso per caso, ma non dimenticare di farlo.

martedì 23 giugno 2009

CEO or not CEO ? (CEO Reputation Blues)


Grazie a un twit dell'amico "Pedroelrey" vi segnalo un interessante articolo apparso su MarketingCharts.com relativo alla reputazione dei CEO.

Si tratta dei risultati di una ricerca promossa da Weber Shandwick su un campione di corporate executive statunitensi.

Ben due terzi degli intervistati ritiene che il CEO abbia una reputazione decisamente negativa.

Il rimedio ? La maggioranza degli intervistati ritiene che i CEO debbano essere più disponibili e imparare a comunicare in maniera più aperta.

Da sottolineare come anche a livello di comunicazione e percezione "interna" all'azienda emerga tra gli elementi chiave la "trasparenza".

Infatti ecco alcuni degli elementi di miglioramento della reputazione indicati:

  • Holding more face-to-face meetings with employees (68%)
  • Publicly speaking up for themselves and their companies (54%).
  • Being more transparent (52%)
  • Issuing regular CEO updates about their business outlook (52%).

giovedì 11 giugno 2009

Brand Community: 10 consigli utili. (Brand 2.0 Blues)

Guy Kawasaki dalle colonne di Open Forum riporta i consigli elargiti da Dave Balter, CEO e fondatore di BzzAgent, su come costruire una vera e efficace community attorno a un brand. Ve li propongo come spunti di riflessione (e magari di azione…)
  1. Focus on your customer’s needs. Si possono aggregare online centinaia di migliaia di clienti, ma il vero coinvolgimento e una reale interazione sono spesso obbiettivi lontani. La vera domanda a cui rispondere è “Perché i miei clienti dovrebbero formare una comunità attorno al mio brand ?”, e non “Quante persone posso far registrare ?”
  2. Foster many-to-many relationships. Una brand community non può basarsi su una relazione “one-to-many”. Le persone devono interagire tra loro e non sono col brand. Ecco perché e necessario prevedere una struttura che consenta comunicazione peer-to-peer.
  3. Think local. Una brand community non deve necessariamente essere realizzata solo da grandi aziende con cospicui budget. Anche una gelateria può creare una comunità attiva e contribuire al proprio successo commerciale. Suggerisce Dave: “You never know: with a successful brand community, you may become a major brand. Isn’t that the goal ?”
  4. Don’t create “more.” Se l’azienda produce già contenuti di valore per i clienti, invece di chiedere alla comunità di crearne di nuovi, preoccupatevi di rendere agevole la ricerca e la fruizione dei contenuti esistenti.
  5. Foster peer celebrity. In qualsiasi genere di comunità gli esponenti cheinteractivity contribuiscono maggiormente sono fieri che qualcuno riconosca la loro competenza, passione e esperienza. Trovate il modo id gratificare coloro che offrono di più alla comunità.
  6. Say “hey.” Sempre a proposito degli esponenti più significativi (definiti “advocates”) può essere opportuno condividere con loro qualche informazione “insider” e offrire loro, ad esempio, la preview di un nuovo prodotto.
  7. Let your advocates advocate. Il modo più efficace di trarre valore dai migliori “advocates” è lasciarli lavorare in autonomia, intervenendo solo per motivi etici o legali.
  8. Don’t merely moderate. Creare consenso è molto più che offrire un luogo di aggregazione ai clienti. Se vi limitate a controllare e “prevenire” possibili problemi non aspettatevi molto. Afferma Dave: “Don’t be afraid to get deep into the dialogue.”
  9. Keep it simple. Solo per il fatto che potete aggiungere una qualsiasi funzionalità online, non è detto sia opportuno farlo. Concentratevi su quello che viene percepito come una buona ragione per frequentare la community. Sottolinea sempre il Nostro: “Offering the hodgepodge of polls-messageboards-blogpost-videoplaylist-statusfeeds-avatars can lead to brand – and advocate – schizophrenia”
  10. Observe the 1-9-90 rule. E’ una nuova regola, suggerita da Josh Bernoff e Charlene Li nel libro Groundswell, : “1% of your population will create content, 9% will comment or engage with it, and 90% will just browse.”

Meditate marketing manager, meditate….

(Illustrazioni di James Marsh)

venerdì 22 maggio 2009

10 consigli per il Marketing durante la recessione (Downturn Marketing Blues)

Un interessante decalogo proposto da http://inmedialog.com/ , il blog dell’agenzia InMedia Public Relations, che opera prevalentemente nel settore dell’Information Technology. Vale la pena di scorrerlo e fare insieme qualche breve riflessione.

1. Svolgete tutte le attività di marketing che potete permettervi.

 bussola3 In realtà quello che vediamo nella maggior parte dei casi è una riduzione o un taglio indiscriminato degli investimenti. E tra i primi capitoli depennati c’è molto spesso la comunicazione, che sarebbe invece lo strumento più efficace e efficiente (rapporto costi – risultati) per approfittare del momento e farsi sentire più vicini ai clienti attuali, nonchè partire alla conquista di clienti nuovi grazie alla superiore visibilità rispetto ai concorrenti.

2. Ricalibrate la vostra strategia complessiva e i budget senza cadere nella facile e sbrigativa tentazione di tagliare un X% . Mai come in questi momenti è importante rivedere e chiarire gli obbiettivi e definire i mezzi per raggiungerli.

3. Ri-negoziate i prezzi con i vostri fornitori di spazi pubblicitari e fieristici o chiedete preziosi servizi aggiuntivi, (come ad esempio l’invio di white paper aziendali con le newsletter o iniziative simili)

4. Se lavorate con il canale, o comunque un sistema di partner, è il momento per consolidare i rapporti: offrite uno spazio per i partner nel vostro stand in fiera, proponete pubblicità co-branded, create opportunità di suddivisione dei costi o specifici programmi di marketing.

5.  Non smettete di misurare. Sembra una della voci di costo più facili da eliminare dal budget di marketing, ma è un errore: se non si misurano i risultati non si hanno le informazioni necessarie per definire o ridefinire le strategie: è un falso risparmio.

6. “Be transactional” . “If there is good business that can be immediately secured, beafter_the_flood highly transactional in going after it” Forse suona un po’ banale, ma questo è il momento in cui se c’è una opportunità di business, bisogna prima di tutto chiudere e poi pensare al “dopo”. E questo messaggio “buy now” deve naturalmente essere declinato in tutta la comunicazione.

7. Se invece non ci sono opportunità immediate, perché i vostri clienti comunque adottano una strategia “attendista” di fronte alla crisi, non sprecate risorse per forzare la mano, ma investite su obbiettivi di medio-lungo periodo,  “... awareness building, thought leadership and marketplace education. Tactics like media relations, trade shows and white papers that establish your authority and expertise are a better use of your resources if this is your reality. “ 

8. In tutta la comunicazione utilizzate storie che sottolineano la capacità dei vostri prodotti di generare risparmi o generare velocemente revenue. A questo proposito c’è una frase in questo post che andrebbe scolpita nella pietra e sistemata sulle scrivanie di ogni marketing manager:

“Whatever the economic conditions, your marketing and communications messaging should be all about your customer, not you. You should always be speaking to the pain your customer feels that your product or service solves.”

more_haste 9. Massima attenzione per i vostri attuali clienti.  “Love the one you’re with,” dice la canzone. “Lavish your existing customers with love, look for low-cost ways to improve the value you create for them, and communicate, communicate, communicate — let them know you love them.”

10.”Effective relationships never expire, so keep talking” Continuate a comunicare i vostri messaggi a tutti coloro che si trovano nella vostra catena del valore: fornitori, service provider, il canale, i partner, e ovviamente clienti e prospect. Può anche darsi che al momento non si possa realizzare business, ma tenere aperti i canali di comunicazione e inviare comunque contenuti e informazioni utili si rivelerà prezioso quando l’economia ripartirà.